E' un'Associazione di promozione umana attraverso lo sport: nasce
all'interno della Chiesa, è da essa promossa e ispira la sua azione ad una
visione cristiana della persona e della storia, che illumina il concetto di
sport nei suoi significati più profondi e autentici, ne esalta i contenuti
ideali e la funzione culturale ed etica nella vita individuale e sociale.
E' questa anche la concezione dello sport a cui si ispirava la F.A.R.I. -
Federazione Attività Ricreative Italiane -, la cui specifica esperienza in
ambito sportivo femminile è confluita dal CSI. Rivisitare queste radici storiche
e, a partire da esse, ridefinire l'identità originale dell'Associazione in
questo nostro tempo di grandi travagli sociali e politici, di forte transizione,
può costituire un servizio utile non solo all'Associazione stessa, ma anche alla
promozione culturale dello sport italiano.
Il patto associativo
E' la carta di riferimento culturale ed educativo di tutti gli operatori del
Centro Sportivo Italiano.
Con la sua accettazione viene sancita l'appartenenza associativa e delineato il
modello dell'organizzazione, della vita e delle attività dell'Associazione. Gli
operatori e le strutture vi aderiscono e s'impegnano per la sua fedele
attuazione.
1.
Il CSI è un'associazione di persone, uomini e donne insieme,
che promuovono attività sportive condividendo la medesima concezione
dell'uomo e dello sport.
2.
La persona umana è il soggetto e il fine dell'attività del Centro
Sportivo Italiano.
3.
La dimensione ecclesiale del CSI si attualizza nel riferimento costante
all'esperienza viva della Chiesa italiana.
4.
L'impegno sul territorio attiva vive correnti di partecipazione di
solidarietà per una vita sociale più umana.
5.
Il gioco e la festa sono caratteri essenziali e qualificanti di tutte le
attività associative.
6.
Sono le età, le condizioni, i bisogni e le aspirazioni delle persone a
determinare nell'Associazione le diverse forme di attività sportiva.
7.
L'intenzionalità educativa promuove e sostiene l'azione associativa in
ogni settore.
8.
Il servizio sportivo-educativo del CSI presenta un forte radicamento
etico.
9.
Il CSI partecipa alla storia del proprio tempo in maniera attiva e
responsabile.
10.
Il CSI rivendica un ruolo sociale nello sport e nella società.
La responsabilità di "essere" CSI oggi
Fare parte del Centro Sportivo Italiano costituisce una grande
responsabilità sia per gli operatori, di qualsiasi livello e ruolo, sia per le
Società sportive, sia per le strutture nazionali, regionali e territoriali.
E' una responsabilità che nasce dal ruolo che l'Associazione ha giocato
all'interno della società italiana, rendendo attraverso lo sport un servizio di
forte impegno sociale.
Del grande patrimonio di esperienza e di idee che abbiamo alle spalle siamo
responsabili in ogni momento, chiamati a salvaguardarlo e a comunicarlo ad altri
affinché possa generare nuove energie e nuove opportunità per l'intero Paese.
Ciò è tanto più vero oggi, dal momento che lo sport, anche per riflesso dei
mutamenti che attraversano la società italiana, vive una fase di accelerata
transizione. Se sono chiari i limiti - strutturali, organizzativi, economici ed
etici - che il nostro sistema sportivo palesa ogni giorno, non è altrettanto
chiaro verso quale modello ci si vuole indirizzare e in che modo.
Capire, allora, il tempo che stiamo vivendo diventa parte della nostra
responsabilità e segno di saggezza. Perché capire il presente diventa uno
strumento indispensabile per costruire l'impegno di domani.
Il progetto ciulturale sportivo e il nuovo circuito di
attività come strumenti da condividere
Il CSI si è rimesso sulla strada della riflessione e della ricerca già
da qualche anno, da quando si sono fatti più evidenti i segni di un forte
mutamento nella domanda di sport e di associazione.
Ciò gli consente ora di essere un passo avanti agli altri, avendo messo da parte
la "dote" di un "Progetto culturale e sportivo" su misura dei tempi e di un
circuito di attività sportive completamente riorganizzato.
L'uno e l'altro strumento vanno adesso promosi presso le Società sportive, e di
lì l'Associazione deve ripartire per restituire vigore alle ragioni culturali ed
educative delle sue attività. Lavorare al Progetto è stato un atto lungimirante
che si sta rivelando fecondo, sia per la crescita rilevante degli iscritti sia
per il modo in cui esso favorisce una nuova cultura di appartenenza che potremmo
chiamare di "comunione".
Una comunione che non è appiattimento su un'idea o su persone. E' piuittosto una
comunione che vuole essere l'esaltazione delle diversità, per un rapporto nuovo
tra le diversità associative che si riconoscono in un unico modello di
associazione.
Passare da un modello culturale sportivo più concentrato sull'animazione e la
"festa" ad un altro più attento alla qualità e alla continuità dell'attività
sportiva, rigenerando anche le ragioni cristiane del nostro impegno educativo
attraverso lo sport, ha messo a dura prova lo spirito di molti dirigenti e
operatori. Purtroppo, preoccupazioni, resistenze e angosce afferrano le persone
ogni qualvolta gli eventi innovativi sembrano spezzare le dighe delle certezze
costruite con lunga pazienza e nella presunzione che sarebbero rimaste
immutabili in eterno. E magari non ci si accorge di continuare a ripetere
concetti ormai superati, usando, come se fossero taumaturgici, termini della
cultura erditata dal passato, senza però la capacità di innestarli nella storia
presente.
Solo chi è attento, chi è libero, chi si rende conto che non si può rimanere
attaccati per sempre ad una formula, ad un modello, ad un tornaconto, riesce a
progredire.
Cinque questioni fondanti per rilanciare l'impegno
associativo
Da quali orizzonti partire per costruire linee di comportamento che
possano dare al CSI il conforto di una prospettiva fondata non sulle ragioni
emotive? Come evitare di disperdersi nella realtà sportiva e sociale senza
perdere il senso dell'identità associativa?
Sono almeno cinque le questioni fondanti che possono in qualche modo contribuire
a rilanciare l'impegno sportivo, educativo, culturale, ecclesiale e politico del
CSI.
L'identità cristiana come ricchezza - La prima
radicale questione è pensare che la nostra identità cristiana è la nostra
ricchezza. Non è un limite ma una possibilità in più e una responsabilità. Si
tratta perciò di vivere e testimoniare con libertà interiore profonda, con
freschezza e intensità, questo servizio sapendo che facciamo qualcosa che è
"bello e utile per gli uomini".
Riaccendere la passione per la promozione
dell'Associazione sul territorio - Ci pare che questa sia un'urgenza
inderogabile. Solo puntando sulla cura e sul ruolo delle Società sportive avremo
la possibilità di incidere positivamente sulla promozione umana delle nuove
generazioni.
Se ci attardiamo ad affrontare tele questione, finirà che le Società sportive
perderanno irrimediabilmente il loro vero ruolo di "animatrici" del territorio.
Saranno sempre più consumatori passivi di campionati. Accettare la sfida
significa diventare sostenitori convinti, appassionati, ostinati, perseveranti
nel riaccendere il fuoco e la passione per la promozione sportiva all'interno
delle nostre Società sportive, nelle nostre comunità parrocchiali. Ciò comporta
un impegno forte sul territorio a favore dei ragazzi e dei giovani. Significa
aiutare le Società sportive a tornare ad essere luoghi di frontiera, dove tutti
possono aggregarsi e spingerle ad interessarsi direttamente non solo delle
vicende sportive ma anche sociali e politiche di quel territorio.
Non c'è impegno serio del cristiano al di fuori dell'impegno sociale. E
l'impegno del CSI è un impegno sociale.
Passare dal dissentire al sentire comune -
Siamo sempre pronti ad affermare: "Non sono d'accordo". Prima di dire "Non sono
d'accordo" sarebbe bene provare a ragionarci su, a confrontarsi con gli altri.
Quanti "Non sono d'accordo" appartengono solo al presidente e non ai consigli
provinciali o alle presidenze regionali? Noi non siamo legati né da contratti,
né da convenzioni e neanche dal fatto che operiamo nella stessa associazione. Ci
lega un sentire comune che parte dalle ragioni del nostro essere cristiani
impegnati nel sociale. La concordia reclama un prezzo da pagare: l'umiltà e il
dialogo per non perdere la "comunione".
Passare dal sospetto al rispetto, dallo scomunicare al
comunicare - Il mondo avanza tra sospetti, intolleranze, finzioni.
Dobbiamo essere testimoni di un'altra cultura. Dobbiamo essere disponibili a
confrontarci con tutti e ad imparare da tutti. La qual cosa, detta con le parole
di S. Paolo ai Corinti, significa: "Non vi manca nessun dono di grazia, di
scienza, di intelligenza, ma una cosa ho da rimproverarvi: vi manca l'amore".
Avviare un processo formativo popolare per nuovi
dirigenti di Società sportiva - Un rimprovero che ci viene
costantemente e giustamente fatto, è l'aver parzialmente abdicato alla
formazione dei nuovi dirigenti e l'essersi dimenticati di essere cattolici.
Molti percorsi formativi si limitano solo alle competenze tecniche: sono freddi,
senza la forza delle ragioni dell'essere laici cristiani impegnati nel CSI, e,
quindi, non segnano la storia della vita di chi sceglie di impegnarsi in
Associazione. Manca il "calore". E il calore può venire solo da una fonte: la
Parola. Certo, le fatiche sono state immense. Però è anche vero che è mancata
un'attenzione più precisa e specifica a favore di una formazione capace di
creare una coscienza forte per poter coniugare gli interessi delle persone e il
bene comune facendo riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa.
Il mondo, soprattutto quello sportivo, ci chiede di comportarci come se Dio non
ci fosse.
E questo è impossibile per noi. Essere cristiani non è una decorazione: è un
impegno, è coerenza, è efficacia, è essere primi.
Per concretizzare tutte queste cosa non ci sono scorciatoie.
E' un cammino faticoso, che però diventa leggero, se c'è passione, se ci sono
dialogo e confronto continuo, discernimento, scambio di esperienze, preghiera,
in un clima di amicizia e di ricerca comune, per farsi poi strategia
programmatica.
E' certo un compito più grande di noi, ma lo intendiamo come una concreta
risposta alla crisi etica e culturale dello sport in Italia e come
sollecitazione emersa dal "Progetto culturale" della Chiesa italiana.
-Fonte
CSI Roma-
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